Le indiefferenti
La rabbia e l'orgoglio indie. Franzamente ce ne infischiamo.
martedì, 27 gennaio 2009



Jamie non è quello che si sente sul disco. Lo dice la sua storia passata di ex Super Collider con Cristian Vogel. Quella più recente di opener dei concerti di Bjork. In generale, lo dice chiunque lo abbia visto dal vivo. “Non ti fidare dei suoni e dei ritmi dei dischi (in ogni caso, ottimi, aggiungerei io), dal vivo Jamie è un’esperienza assoluta”.


Non esattamente convinta in che intorno semantico collocare l’aggettivo 'assoluto', entro nel Circolo con le aspettative che aumentano. E i contrasti anche. Insomma, Lidell è uno che ha tirato fuori dei dischi di piena Motown, è uno che ammicca a Wilson Pickett, che ogni tanto se la canta con Feist e Gonzales. Eppure l’apparato sul palco è un pianoforte verticale su una diagonale e, nell’altra opposta, tutto un giganteggiare di cavi, sintetizzatori, laptop. Una postazione da Ibiza, quasi.


La sensazione di straniamento aumenta perché le prime due canzoni che il buon Jamie snocciola – non appena riuscito a re-impadronirsi dello spazio sonoro infestato dal boato della folla acclamante – giocano proprio a prolungare il tranello del composito crooner anni '30. 'Game For Fools' e 'Wait For Me' servono proprio a chi ha studiato per bene i dischi del 35enne del Cambridgeshire a prender un bel sospiro di sollievo e ad accomodarsi nelle sue piccole certezze sonore.


E' proprio lì, che con un balzo sulle sue scarpe da Al Capone e uno svolazzo di sarong (!!!), Jamie si impossessa della complessa consolle di cui sopra. E lì accade il miracolo: tutte le meschine certezze di centinaia di concerti, milioni di atteggiamenti da rockstar e/o artisti catalogati e archiviati, ogni caposaldo di intendere la musica dal vivo viene spazzato via. Jamie comincia però contestualmente un’opera di ricostruzione, infila note e ritmiche nel microfono, che gliele restituisce in ellissi, strati verticali e orizzontali, ripetizioni di suoni che – solo in apparenza casualmente – costituiscono una struttura, addirittura una base su cui il piano – unico strumento 'vivo' sul palco – s’incastra alla perfezione. Per il resto, sopra, sotto e tutto intorno c’è la voce di Jamie. E’ la sua voce che fa pulsare la batteria, che crea delle volture di archi sintetici, di echi profondi di basso. Sopra, è la sua voce calda e setosa che si arrampica e riscende sulle linee melodiche di canzoni come 'A Little Bit Of Feel Good'.


Jamie è un genio assoluto. Fa cantare la gente, la fa oscillare su beat funky e subito dopo scatenare alle accelerazioni ritmiche che si evolvono in elettronica. Quando tutto sembra sfialcciarsi, eccolo che da nuova linfa alla musica, inserisce un accordo o un rumore e vira di nuovo la direzione sonora verso un viaggio diverso. O una diversa canzone. Per un concerto di Jamie non è necessario parlare di scalette. Per più di un’ora i brani fluiscono l’uno dentro l’altro. Anzi, neanche di brani più si tratta, ma di jam session di una one man band, una suite sincretica di suoni di ieri, di oggi e, probabilmente, domani. Jamie incita la folla, balla lui stesso sul banco del dj e di nuovo capitombola dietro i suoi laptop. E di nuovo crea questa bolla pulsante di suoni che ad ogni battere respira e si espande e in sé davvero contiene gran parte della musica moderna. Salvo poi esplodere nell’incredulità felice e ballerina del pubblico.


Le ultime due canzoni sono un tripudio. Un trionfo per Jamie che, evidentemente, ha battezzato nuovi adepti. E per il pubblico che, grato di uno spettacolo di tale livello, riesce addirittura ad andarsene a casa con le architetture sonore di Jamie in una tasca e, in un’altra, il piacere di aver cantato insieme a lui i brani che più l’hanno reso noto alle folle, ovvero 'Another Day' – su cui addirittura le ugole si scaldano in un controcanto – e 'Multiply', che diede il titolo al suo fortunato secondo disco.


Mai visto nulla di simile. Un grazie sentito a Jamie per permettere a noi, rapaci e spietati consumatori contemporanei di musica, di rimanere ancora a bocca aperta.



Setlist:

'Game For Fools'
'Wait For Me'
'City'
'Little Bit More'
'Where’d You Go'
'Feel Good'
'Rope Of Sand'
'When I Come Back'
'Another Day'
'Multiply'

postato da: orianadj alle ore 19:35 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, 26 gennaio 2009

da queste parti siamo buone. e celebriamo così il nostro ritorno alla ribalta.


lasciando a voi la possibilità di giudicare se, dopo la meschina debacle The Killers, ci sia - o meno - altro amaro da mandare giù.


E non è il fake dei maximo park.



A voi l'ardua senteza.


Fateci sapere




Tonight: Franz Ferdinand - http://www.zshare.net/download/54696804109f3622/


Bonus Disc - http://www.zshare.net/download/546773128df05bac/

postato da: orianadj alle ore 19:26 | Permalink | commenti (1)
categoria:franz, ferdinand, tonight
domenica, 25 gennaio 2009
una metà delle Indiefferenti torna in campo.
per ora solo per dire che avrebbe voluto vedere Milk








o leggere Generazione X almeno 6 mesi fa.







così, per contestualizzarli un po' meglio quando era nel luogo incriminato. e in ogni caso per lenire i pensieri funesti a consuntivo.
postato da: orianadj alle ore 23:32 | Permalink | commenti
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lunedì, 11 agosto 2008
Non c'è nulla da obiettare, gli spot della N**e sono sempre un gran bel vedere. Se poi ci sono i Killers in sottofondo, tanto meglio.
Passare le giornate d'agosto davanti alla tv non è mai stato così piacevole....

postato da: Frantza alle ore 18:10 | Permalink | commenti (7)
categoria:olimpiadi, nike, the killers
lunedì, 04 agosto 2008
Bjork@Arena di Verona

Ho (ri)visto la Madonna.

No, non lei.

Era una calda giornata di fine luglio quando per la prima volta si manifestò dinnanzi a me. A dir la verità, non proprio dinnanzi, molti metri ci separavano (d’altra parte, non siamo più ai tempi di Bernadette, nel nuovo millennio tutto è diverso e anche le distanze si sono moltiplicate). Come me, molti altri fedeli erano accorsi a vedere la divinità islandese (sebbene un best seller religioso continui a sostenere un’altra ipotesi, la Madonna è, senza ombra di dubbio, I-S-L-A-N-D-E-S-E). Non era vestita di bianco e non era sola. Accanto a lei, una decina di angeli variopinti, molti dei quali portavano una bandierina rossa sulla testa.
Dopo poco meno di un’ora e mezza, se ne andò lasciandoci in uno state of emergency. Era tutto vero o si trattava soltanto di un sogno? Difficile dirlo.

 
A un anno di distanza, la seconda apparizione, nella città degli innamorati.

Chiudo gli occhi e quello che riesco a percepire sono immensi e fantastici emotional landscapes. Non ho bisogno di MDMA, perché necessito soltanto di pura e semplice pagan poetry. All is full of love nell’aria e non importa chi sei o da dove vieni. Stasera siamo tutti earth intruders pronti a proclamare l’indipendenza e ad innalzare la propria bandiera. Una bandiera bianca o arcobaleno, poco importa. Vertebrae by vertebrae ci muoviamo in una danza sconclusionata. Nuovamente, ecco ripresentarsi quello state of emergency di un anno fa. How beautiful to be.

Trasformare l’Arena di Verona in una discoteca labirinto: solo la Madonna poteva compiere il miracolo.

I am leaving this harbour
Giving urban a farewell
Its habitants seem to keen on God
I cannot stomach their rights and wrongs

I have lost my origin
And I don't want to find it again
Whether sailing into nature's laws
And be held by ocean's paws

Wanderlust! relentlessly craving
Wanderlust! peel off the layers
Until we get to the core

Did I imagine it would be like this?
Was it something like this I wished for?
Or will I want more?

Lust for comfort
Suffocates the soul
Relentless restlessness
Liberates me (sets me free)

I feel at home
Whenever the unknown surrounds me
I receive its embrace
Aboard my floating house

Wanderlust! relentlessly craving
Wanderlust! peel off the layers
Until we get to the core

Did I imagine it would be like this?
Was it something like this I wished for?
Or will I want more?

Wanderlust! from island to island
Wanderlust! united in movement
Wonderful! I'm joined with you

Wanderlust!

Can you spot a pattern?

(relentlessly restless)

postato da: Frantza alle ore 00:03 | Permalink | commenti (4)
categoria:bjork, arena di verona
giovedì, 17 luglio 2008

Non viaggi mai senza occhiali da sole colorati e felpa fluo?

Ti piace l’indietronica e pensi che i My Awesome Mixtape siano la cosa più innovativa che tu abbia sentito negli ultimi anni?

Evidentemente non ti sei mai imbattuta/o nei Notwist. La prossima volta che passi davanti a un negozio di dischi, entraci e ordina due copie di Neon Golden. Non si sa mai, potrebbe piacerti talmente tanto da indurti a regalarlo a qualcuno.

I Notwist sono la quintessenza del concetto di indietronica. Tutto il resto è noia.

 

Prepare your shoes not to come back soon
Prepare your heart not to stop too soon
You cannot walk with us

One step inside doesn't mean you'll understand
One step inside doesn't mean I'm yours

In your world my feet are out of step
And my arms won't move, my hands won't grab
I will never read your stupid map
So don't call me incomplete
You're the freak

postato da: Frantza alle ore 16:52 | Permalink | commenti (12)
categoria:the notwist
domenica, 06 luglio 2008

The Thieves
Suonino le campane a festa! No, non per il giorno del Signore, ma per questa inaspettata novella:

After a short but somewhat successful stint in the spotlight, Vancouver's The Organ disbanded in 2006, leaving fans worldwide wanting more of their sweetly morose indie pop sound. On Oct. 14, Mint/604 Records will release the six-song Thieves to serve as the band's final farewell.

When they broke up, The Organ (composed of singer Katie Sketch, guitarist Debora Cohen, organist Jenny Smyth, bassist Shmoo R. and drummer Shelby Stocks) were working on a follow-up to their one and only full-length, 2004's Grab That Gun. The new material was lost when the members went their separate ways. But they regrouped last year just long enough to record six previously unreleased songs.

The Organ formed in 2001 and released the Sinking Hearts EP a year later. Sketch (real name Katie Ritchie) has modeled for a number of magazines and had a 12-page spread in the September 2006 U.K. edition of Vogue.

Here are the songs on Thieves:

  • "Even In The Night"
  • "Oh What A Feeling"
  • "Let The Bells Ring"
  • "Fire In The Ocean"
  • "Can You Tell Me One Thing"
  • "Don't Be Angry"

Fonte: ChartAttack

Non alimentiamo false aspettative. E' soltanto l'atto finale di una storia troppo breve, troppo bella per essere vera. No alarms and no surprises, please.




postato da: Frantza alle ore 23:47 | Permalink | commenti (3)
categoria:the organ
venerdì, 20 giugno 2008

Un’attesa lunga sei mesi. Nel mezzo, tanti altri concerti, alcuni belli, altri meravigliosi, altri ancora mediocri. Quando stabilisci a priori che quello del 18 giugno sarà inevitabilmente il tuo evento del 2008, è facile che le tue aspettative vadano a farsi fottere. Sei mesi di attesa non possono essere vanificati da un’acustica così ovattata. Le canzoni vanno celebrate a dovere, santificate con il volume giusto.
The beat goes round and round…..

I cretini sono duri a morire. Per qualche strana congiuntura astrale, sono sempre attorno a me. Perché anche a un concerto dei Radiohead c’è gente che sembra fatta apposta per i megaraduni di Vasco all’Heineken Jammin Festival?
This is what you get when you mess with us….

Ieri sera, i tamburi di There there sono stati molto di più di una petite madeleine. Un flashback ai minuti iniziali di quel primo concerto datato 7 luglio 2003: con incoscienza mi presentai a vedere il quintetto di Oxford, senza troppe aspettative, senza eccessivi entusiasmi. In quel Lazzaretto, nome mai così adatto per ospitare una band di weirdos, ho visto gente pogare su The National Anthem, ragazze commuoversi su  Pyramid song e un singalong generale su Paranoid Android. È bastata un’ora e mezza per cambiare, per sempre, la mia prospettiva sulla musica. E sulla vita. Ancora oggi, a cinque anni di distanza, non riesco a trattenere le lacrime al pensiero di quella serata.
Se un’acustica e un pubblico pessimo possono rovinare un concerto, di certo nessuno potrà rovinarmi il ricordo di quella prima volta.
Qualcuno diceva: Onora il Padre e la Madre. Io dico: Onora il Padre e la Madre. E i Radiohead.

postato da: Frantza alle ore 00:09 | Permalink | commenti (8)
categoria:radiohead
domenica, 08 giugno 2008
MI AMI

L’indiscussa protagonista della prima serata, la pioggia.

Le spillette, indiscusse protagoniste di ogni festival.

 Gruppi che sono costretti a suonare in condizioni ridicole. Non era il festival della musica bella e dei baci?

 I baci non dati.

 Presunte giornaliste musicali che si lasciano fotografare in pose imbarazzanti dalla miglior fotografa d’Italia.

 I Vegetable G e i loro urletti.

 Gli Amor Fou che ci regalano Let Down dei Radiohead e una presunta cover degli Altro che in realtà cover non è.

 Gli Yuppie Flu che dal vivo non sbagliano mai un colpo.

 Benvegnù? Idem come sopra.

 Meg che ci fa alzare queste cazzo di mani. Meg che ci fa ballare. Meg che ci riporta indietro di dieci anni con una splendida Quello che.

 Le coreografie dei Drink to me.

 La simpatia degli Annie Hall.

 L’attitudine 1977 degli Altro. L’empatia. Alessandro Baronciani e Alessandro Raina.

 Vasco Rossi che infiamma San Siro e Vasco Brondi che incendia il Magnolia.

 

 BASTA.

postato da: Frantza alle ore 22:40 | Permalink | commenti (9)
categoria:mi ami
sabato, 24 maggio 2008
Morrissey è anche meglio di Giuliacci. Che vi piaccia o no, ha sempre ragione.



postato da: Frantza alle ore 15:00 | Permalink | commenti (4)
categoria:morrissey
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